AvaLung
(avalanche = valanga, lung = polmone) ideato dal medico americano Tom
Crowley,
nel 1993 consisteva inizialmente in un tubo di plastica con tanti
buchi coperto da collant di nylon: un modo per respirare l'aria
contenuta nella massa nevosa. Crowley portò la sua invenzione alla
Black Diamond che produsse i primi prototipi testati e ridisegnati da
Neil Beidleman, alpinista americano, che ne progettò la versione
definitiva.
"I tre quarti dei travolti da valanga muore per
asfissia" spiega Colin Grisson, della Divisione di pneumologia
dell'Università di Salt Lake City "Sono invece pochissimi i casi
di ipotermia fatale, mentre la restante quota di morti avviene in
seguito a un trauma provocato dall'impatto con la massa nevosa".
L'asfissia, a sua volta, è determinata da più fattori "In primo
luogo la stessa neve può ostruire le vie aree" spiega Grisson.
"Poi la struttura della massa nevosa di una valanga, in pratica
la sua densità, determina una notevole riduzione della quantità di
aria disponibile: la neve contiene normalmente più dell'80% di aria,
la neve di valanga ne contiene il 60%. Vi è poi il pericolo della
compressione del torace da parte della neve compatta e, non ultimo,
una sorta di terribile effetto maschera di ghiaccio, causato
dall'umidità dell'aria espirata che, condensandosi e ghiacciandosi
intorno al volto, provoca appunto uno strato isolante di ghiaccio, che
impedisce il passaggio di nuova aria".
Avalung è semplicemente
una piccola sacca, dotata di valvole, tubi e boccaglio, che permette
di separare i flussi inspiratorio ed espiratorio, deviando e
allontanando l'anidride carbonica espirata.
Sono stati effettuati test ufficiali (www.avalung.com
ing., franc., ted.) allo scopo di analizzare le variazioni dei
parametri respiratori in una condizione artificiale, e quindi
controllata, di sepoltura sotto la neve di otto volontari in due
diverse condizioni: con l'ausilio di Avalung oppure con la sola
disponibilità di una sorta di sacca d'aria lasciata libera dalla
neve, pari a circa 500 centimetri cubici.
I volontari con Avalung, ricoperti da un metro di massa
nevosa di densità simile a quella delle valanghe naturali, hanno
resistito sotto la neve quasi un'ora, contro i pochi minuti registrati
senza dispositivo Avalung. "Uno dei parametri più importanti era
il tempo di resistenza sotto la neve, dal momento che il tasso di
sopravvivenza si riduce da oltre il 90% al 30%, a seconda che i
soccorritori completino la loro opera in 15 o in 35 minuti".
I risultati hanno confermato la validità del dispositivo.
Al
di là della resistenza, anche tutti gli altri parametri osservati
hanno fatto registrare valori migliori in chi disponeva di Avalung:
saturazione arteriosa di ossigeno, pressioni parziali di CO2, frequenza respiratoria e cardiaca
sono rimaste sostanzialmente immodificate nel gruppo agevolato, mentre
sono molto aumentate nel gruppo di controllo. Il travolto dotato di
Avalung ha un'autonomia respiratoria maggiore in attesa dei soccorsi,
anche se è comunque esposto ai rischi dell'ipotermia e di eventuali
traumi e compressioni.