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GLOSSARIO
DEI TERMINI USATI NEI BOLLETTINI METEREOLOGICI
accumulo
di neve, deposito
Risultato
del trasporto di neve ad opera del vento. Strato di neve più o meno
spesso accumulato in una zona al riparo dal vento. Le principali zone
di accumulo si localizzano sui pendii vicini alle creste, nei
canaloni, nelle conche o in corrispondenza dei cambi di pendenza.
Spiegazione
più dettagliata:
nella neve trasportata dal vento, i cristalli vengono frantumati
dalrotolamento, dalla saltazione e dai movimenti dal basso in alto e
viceversa; di conseguenza la loro dimensione si riduce fino al 10-20%
di quella originaria. Depositandosi i grani sono pressati gli uni
contro gli altri e questo fa sì che, soprattutto nei pendii
sottovento, si trovino strati di neve ventata a elevata densità. La
neve ha dei legami interni, ma può anche essere ancora soffice.
altezza
del manto nevoso:
Altezza
del manto nevoso misurata verticalmente rispetto al pendio.
altezza
totale della neve fresca:
Sommatoria
della quantità di neve fresca calcolata per un determinato periodo
(per esempio: somma complessiva dell’altezza di neve fresca caduta
in tre giorni).
area
di distacco, zona di distacco:
Zona
nella quale inizia il movimento della valanga.
assestamento:
Diminuzione
dello spessore del manto nevoso per effetto del metamorfismo
distruttivo, con conseguente aumento della densità e della resistenza
della neve.
Vedi
anche: metamorfismo
distruttivo
aumento
della resistenza in uno strato di neve:
I
legami tra i cristalli (quantità e/o qualità dei punti di legame)
aumentano e questo permette la trasmissione tra gli stessi di forze
maggiori.
base
del manto nevoso, strato basale:
Strati
inferiori o parte inferiore, prossima al suolo, del manto nevoso.
base
di parete rocciosa:
Parte
inferiore di una parete rocciosa che spesso si prolunga in un pendio
di detriti. Come regola generale, questo implica la presenza di un
cambio di pendenza, più o meno marcato che riduce l’inclinazione
del pendio sottostante. Il piede di una parete rocciosa identifica
frequentemente l’inizio di un pendio estremamente ripido o ripido.
Vedi
anche: terreno
estremamente ripido - terreno ripido
brina
di superficie:
Cristalli
di ghiaccio trasparenti, a forma piana o aghiforme, che si formano per
sublimazione sulla superficie fredda della neve per trasferimento di
vapore acqueo verso la superficie che si raffredda al di sotto della
temperatura ambiente per irraggiamento.
Vedi anche:
irraggiamento - superficie di scorrimento
cambio
di pendenza:
Luogo
dove l’inclinazione del pendio aumenta in modo sensibile.
Costituisce un luogo privilegiato per l’accumulo di neve ventata.
Vedi anche: inclinazione
del pendio
canalone:
Canalone
ripido, generalmente situato in prossimità di creste e delimitato da
rocce nude. Contiene spesso detriti rocciosi. Luogo privilegiato per
l’accumulo di neve ventata.
conca:
Lieve
depressione, dalla forma arrotondata o allungata, ubicata su un
terreno pianeggiante o su di un pendio. Luogo privilegiato per
l’accumulo di neve trasportata dal vento.
consolidamento
(cfr.: aumento della resistenza)
cornice
di neve:
Accumulo
di neve ventata, depositata mediante trasporto eolico della neve
formante una struttura aggettante conica rivolta verso il versante
sottovento.
costone:
Zona
elevata, lineare, nettamente distinta dall’ambiente circostante.
cresta: Stretta linea che divide due versanti di una montagna con
esposizioni diverse.
Vedi
anche: crinale
crinale:
Cresta
di una montagna, lunga e marcata.
Spiegazione
più dettagliata:
un crinale si sviluppa sempre in rilievo rispetto al terreno
circostante e lega sovente più cime fra di loro.
Vedi anche: cresta
crosta:
Strato
del manto nevoso molto compatto, formatosi in seguito ai processi di
fusione e rigelo o per azione del vento.
crosta
da rigelo:
Si
forma per rigelo dell’acqua liquida contenuta in uno strato di neve
bagnata, con conseguente aumento della resistenza.
Vedi anche:
metamorfismo da fusione
crosta
non portante:
Crosta
in superficie con scarsa capacità portante, che si rompe al passaggio
di una persona (con o senza sci/snowboard).
crosta
superficiale:
Crosta
che si forma sulla superficie del manto nevoso.
dimensioni
degli accumuli di neve:
Vedi
tabella
dimensioni
delle valanghe:
Dimensioni
delle valanghe, classificate in base alla lunghezza, al volume e ai
danni potenziali:
tabella
distacco
provocato di valanghe:
Distacco
di valanghe causato da carichi supplementari sul manto nevoso (per
esempio: le onde d’urto in caso di esplosione, passaggio di
macchine, di persone, etc.).
distacco
spontaneo di valanga, valanga spontanea:
Distacco
spontaneo di una valanga che avviene senza influenza esterna sul manto
nevoso.
dorsale:
Zona
tondeggiante e allungata, più elevata rispetto al terreno
circostante.
esposizione,
esposizione del pendio:
Punto
cardinale verso il quale è rivolto un pendio; per esempio un pendio
esposto a nord è rivolto verso nord.
Vedi anche: esposto
esposto:
Esposizione
in rapporto al vento, ai punti cardinali, al sole, alle valanghe o al
pericolo in generale.
Vedi anche: esposizione, esposizione del pendio pendio soleggiato,
esposto al sole pendio sopravento/esposto al vento via di
comunicazione esposta (in prossimità di in pendio)
estensione
degli accumuli:
Vedi
tabella
fasce
altitudinali:
Fasce
ubicate a quota paragonabile, definite in funzione della loro distanza
verticale dal livello del mare (con una precisione di ± 100 m di
quota)
-
alta quota: da 2000 a 3000 m s.l.m.
-
media quota: da 1000 a 2000 m s.l.m.
-
bassa quota: al di sotto di 1000 m s.l.m.
Vedi
anche zone
a quota molto alta
Forcella/passo/sella/valico:
Zona
di passaggio tra due vallate. Il restringimento nella zona del valico
determina un aumento della velocità del vento, fenomeno che provoca
la formazione di importanti accumuli di neve ventata.
formazione
di fessure/crepe:
All’interno
di un manto nevoso fragile si possono formare delle fessure, le quali
indicano la presenza di tensioni all’interno del manto nevoso.
frequenza
delle valanghe:
Numero
di valanghe per unità di superficie:
-
poche, sporadiche valanghe: 0-10 valanghe / 100 km2
-
alcune valanghe: 10-30 valanghe / 100 km2
-
molte valanghe: 30-100 valanghe / 100 km2
grande
valanga:
Valanga
che raggiunge il fondovalle.
Vedi
anche: dimensioni
delle valanghe
inclinazione
del pendio:
Inclinazione
di un pendio, misurata su una carta 1: 25.000 nel punto più ripido
sulla linea di massima pendenza, oppure misurata sul terreno:
- poco ripido: meno di 30°
-
ripido: da 30° a 35°
-
molto ripido: da 35° a 40°
-
estremamente ripido: più di 40°
Vedi
anche: terreno
ripido - terreno estremamente ripido
in
particolare con forte sovraccarico:
Generalmente
con forte sovraccarico, ma in certe situazioni anche con debole
sovraccarico.
irraggiamento:
Emissione
di radiazioni termiche a onda lunga (infrarosso) dalla superficie del
manto nevoso verso l’atmosfera. In assenza di copertura nuvolosa, la
superficie del manto nevoso si raffredda notevolmente fino ad una
temperatura inferiore a quella dell’aria (da qualche grado fino a 20°
C).
Vedi
anche: brina
di superficie radiazione, radiazione - irraggiamento
limite
del bosco:
Zona
limite definita in base al clima e in base alla presenza del bosco, in
corrispondenza della quale il bosco stesso può avere ancora una
funzione di protezione efficace contro le valanghe. In Italia:
-
Alpi Occidentali: 2000-2200 m
-
Alpi Orientali: 1800-1900 m
-
Appennini: 1700-1800 m
limite
della nevicata:
Altitudine
sul livello del mare in corrispondenza della quale le precipitazioni
cadono prevalentemente sotto forma di neve che si deposita al suolo.
Tale limite si colloca in genere 300 m al di sotto della quota dello
zero termico. Può anche raggiungere i 600 m al di sotto della quota
dello zero termico, in caso di precipitazioni abbondanti e/o entro
valli chiuse.
limite
dell’innevamento:
Limite
(espresso in metri al di sopra del livello del mare) tra le zone
coperte di neve e le zone non innevate. Il limite dell’innevamento
può variare in funzione dell’esposizione.
lontano
dal crinale, pendio aperto :
Zona
che non è direttamente collegata con il crinale.
Spiegazione
più dettagliata:
questa zona corrisponde spesso al passaggio da un terreno estremamente
ripido a uno ripido. Generalmente, in pieno inverno, questa zona è
caratterizzata da una copertura nevosa continua. I tratti ripidi e i
piccoli rilievi che non sono in relazione diretta con il crinale fanno
ugualmente parte di questa zona. Le aree prossime al crinale e quelle
lontane dal crinale non sono separate nettamente le une dalle altre.
Il limite tra le due deve essere considerato come una zona di
transizione.
Vedi anche: canalone
- conca - costone
luogo pericoloso (in
caso di valanga):
Luogo
dove persone o beni possono essere travolti da una valanga.
Attenzione:
questo
termine è generalmente utilizzato nel bollettino Valanghe
nell’accezione seguente: luogo in cui il sovraccarico prodotto da
sciatori o alpinisti può provocare il distacco di una valanga.
N.B.:
in pratica, il contesto del bollettino permette di comprendere
chiaramente il senso attribuito al termine.
manto
nevoso:
Neve
accumulata al suolo in diversi strati.
manto
nevoso instabile:
Un
manto nevoso è instabile quando un sovraccarico può provocare una
frattura all’interno dello stesso.
Vedi anche: strati
deboli/fragili
manto
nevoso portante:
Manto
nevoso consolidato in superficie e che sopporta il peso di una persona
(con o senza sci/snowboard).
Vedi anche: crosta
non portante
metamorfismo
costruttivo della neve:
I
cristalli di neve evolvono in cristalli sfaccettati e in forme cave a
calice. I cristalli di grandi dimensioni si accrescono
progressivamente mentre quelli piccoli si dissolvono. Questo comporta
una perdita di resistenza dello strato di neve trasformato.
Spiegazioni
più dettagliate:
avviene durante la prima parte dell’inverno, soprattutto nelle zone
in ombra, dove l’altezza della neve è ridotta e la vegetazione è
arbustiva.
Vedi
anche: stabilità
- stabilità del manto nevoso - strati deboli/fragili - trasformazione
della neve (metamorfismo)
metamorfismo
da fusione:
Trasformazione
della neve dovuta ad un apporto termico a 0°C. Questa trasformazione
determina la produzione di acqua liquida che si mescola ai cristalli
di neve, con conseguente riduzione della resistenza.
Vedi anche:crosta da rigelo
metamorfismo
distruttivo della neve:
I
cristalli di neve fresca semplificano la loro struttura per ottenere
la forma arrotondata.
Questo
comporta un assestamento e un consolidamento della neve fresca.
Vedi
anche:
trasformazione della neve (metamorfismo)
neve
molto bagnata:
Neve
con alto tenore d’acqua, a temperatura di 0°C. L’acqua è
visibile e la si può estrarre comprimendo la neve.
neve
recente:
Neve
poco trasformata e poco compattata, risalente a un periodo di
precipitazione attuale o piuttosto recente. Il periodo corrispondente
è indicato nel bollettino valanghe.
Vedi
anche: altezza
totale della neve fresca - quantità di neve fresca
neve
pallottolare:
Forma
particolare di neve fresca costituita da cristalli brinati, ovvero da
cristalli sulle cui facce si sono congelate, durante il processo di
crescita, le gocce d’acqua sopraffusa presenti nella nube.
neve
primaverile:
Neve
umida, formata da policristalli grandi, che si forma soprattutto in
primavera per alternanza di fusione e rigelo negli strati superficiali
del manto nevoso.
nevato
o firn:
Neve
degli anni precedenti, che spesso si trova sui ghiacciai, fortemente
trasformata e compattata per i numerosi cicli di fusione e rigelo,
oltre che per la pressione esercitata dalle masse di neve
accumulatesi.
neve
umida:
Neve
con basso tenore d’acqua, a temperatura di 0°C da cui l’acqua non
esce comprimendola.
neve
vecchia:
Parte
del manto nevoso che, diversamente dalla neve fresca, si è accumulato
durante le nevicate precedenti. La neve vecchia è costituita da
cristalli trasformati.
neve
ventata:
Neve
trasportata ed accumulata ad opera del vento.
Vedi
anche: accumulo
di neve - deposito
neve
ventata, crosta da vento:
Strato
di neve sulla superficie del manto nevoso fortemente compattato
dall’azione del vento: Vedi tabella
Vedi anche: crosta - crosta non portante - manto nevoso portante
numero
di luoghi pericolosi:
Vedi
tabella
pendio
con accumulo di neve ventata:
Pendio
su quale il vento deposita della neve.
Vedi
anche:
trasporto eolico
pendio
in ombra, versante all’ombra:
Zona
che risente solo marginalmente, o non risente affatto, della
radiazione solare.
Spiegazione
più dettagliata:
in pieno inverno, quando il sole è basso sull’orizzonte, le zone in
ombra sono più numerose che in primavera, quando il sole si alza
sempre più al di sopra dell’orizzonte. A seconda dell’ombra
prodotta dall’orizzonte locale, le zone d’ombra possono trovarsi a
tutte le esposizioni e non solo sui pendii settentrionali.
pendio
soleggiato, esposto al sole:
Zona
molto influenzata dalla radiazione solare. I pendii tipicamente
soleggiati presentano esposizioni che vanno da est a ovest passando
per il sud, in relazione al momento della giornata (posizione del
sole).
Spiegazione
più dettagliata: queste
zone sono meno estese in pieno inverno, quando il sole è basso,
rispetto alla primavera, quando il sole è più alto sull’orizzonte.
Vedi
anche: esposto
pendio
sopravento/esposto al vento:
Pendio
direttamente esposto all’azione del vento, rivolto verso la
direzione da cui il vento spira, e dove la forza dello stesso è tale,
nella maggior parte dei casi, da erodere/trasportare la neve.
Vedi
anche: esposto
pendio
sottovento/al riparo dal vento:
Pendio
riparato rispetto all’azione diretta del vento, e su cui la neve
ventata si deposita formando i lastroni.
pericolo:
Condizione,
circostanza o processo che può provocare un danno.
Vedi
anche: rischio
possibile
(evento possibile):
Evento
con probabilità di verificarsi inferiore al 66% (limite dei 2/3)
Vedi
anche: probabile
probabile
(evento probabile):
Evento
con probabilità di verificarsi superiore al 66% (più di 2/3).
Es.
Roulette russa: avendo 4 pallottole in un revolver a 6 colpi, è
“probabile” che il gioco sia a sfavore del giocatore.
Vedi anche: possibile
quantità
di neve fresca:
Quantità
neve fresca accumulatasi nelle ultime 24 ore.
quota
dello zero termico:
Altitudine
al di sopra della quale la temperatura dell’aria nella libera
atmosfera è inferiore a 0° C.
radiazione:
Trasporto
di energia sotto forma di onde elettromagnetiche. Si distingue tra
radiazione a onde corte (luce visibile) e radiazione a onde lunghe
(radiazione termica).
Vedi anche:
irraggiamento, radiazione irraggiamento
radiazioneirraggiamento:
Irraggiamento
che interessa il manto nevoso. La radiazione a onde corte (luce
visibile) è riflessa per circa il 90% a seconda del tipo di neve; la
rimanente parte riscalda i primi cm del manto nevoso. Le radiazioni a
onda lunga (radiazione termica) sono trattenute dal manto nevoso
praticamente al 100%.
Vedi
anche: radiazione
- irraggiamento
resistenza
interna della neve:
Capacità
di trasmettere le forze all’interno della struttura dei cristalli di
uno strato di neve; è legata alla quantità e alla qualità dei
legami tra i cristalli stessi.
riduzione
della resistenza in uno strato di neve:
I
legami tra i cristalli si indeboliscono o si annullano e questo
comporta una diminuzione della capacità di trasmettere le forze tra
gli stessi.
rischio:
Concetto
che riunisce la probabilità dell’evento (può succedere?) la
presenza dell’uomo (qualcuno si trova entro la zona di pericolo?) e
il danno (quale può essere l’entità del danno?). Il bollettino
valanghe descrive il pericolo di valanghe, ma non il rischio.
Vedi anche: pericolo
scivolamento/scaricamento
di neve:
Caduta
di una piccola massa di neve, inferiore a 100 m3 e a 50 m di
lunghezza, che non rappresenta in genere un pericolo significativo.
Essa comporta comunque il pericolo di essere travolti e trascinati.
Vedi anche: dimensioni
delle valanghe
scomparsa
del manto nevoso:
Fusione
del manto nevoso con conseguente ricomparsa totale o parziale del
terreno.
slittamento:
Movimento
lento verso valle del manto nevoso (da pochi millimetri fino a qualche
metro al giorno), favorito da terreni a ridotta scabrezza (erbe
lunghe, placche rocciose) oppure da terreni umidi. Questo movimento può
creare delle fessure o delle aperture nel manto nevoso a forma di
“bocca di pesce”.
situazione
di cresta, vicino alle creste, in prossimità di crinali, in prossimità
di cime:
Zona
direttamente confinante con il crinale, con la cresta o con la cima e
fortemente influenzata dall’azione del vento.
sovraccarico:
Forza
che si esercita sul manto nevoso attraverso la sua superficie.
a)
debole
sovraccarico: snowboarder che effettua curve dolci, sciatore o
snowboarder che non cade, gruppo che rispetta le distanze di sicurezza
(minimo 10 m), escursionista con racchette da neve
b)
forte
sovraccarico: due o più sciatori o snowboarder che non rispettano le
distanze di sicurezza, mezzo battipista, esplosione, escursionista a
piedi.
spessore
del manto nevoso:
Spessore
del manto nevoso misurato perpendicolarmente al pendio.
stabilità,
stabilità del manto nevoso:
Capacità
del manto nevoso di resistere alle sollecitazioni esterne (resistenza
interna). La stabilità è determinata dalle resistenze e dalle
tensioni proprie di ciascuno strato di neve.
stabilizzato,
consolidato (cfr.:
aumento della resistenza)
strati
deboli/fragili:
Strati
del manto nevoso la cui resistenza è bassa a tal punto che si possono
produrre o poi propagarsi delle fratture tra i legami dei cristalli.
Gli strati tipicamente deboli sono: brina di superficie inglobata nel
manto nevoso, strati interessati da metamorfismo costruttivo, neve
fresca a debole coesione ricoperta, strati di neve particolarmente
bagnati.
Vedi anche: metamorfismo
costruttivo della neve - brina di superficie - strato di neve a debole
coesione
strato
di neve a debole coesione:
Strato
in cui i legami fra i grani (o cristalli) sono deboli.
Vedi
anche: strati deboli/fragili
struttura
del manto nevoso:
Successione
degli strati del manto nevoso, dove ogni strato si caratterizza per la
forma e le dimensioni dei cristalli, durezza, temperatura, contenuto
in acqua liquida e densità.
superficie
di scorrimento:
Terreno
o strato del manto nevoso su cui scorre la valanga dopo il distacco.
Le valanghe di neve a lastroni si producono frequentemente sulle
seguenti superfici di scorrimento:
•
Superficie di contatto fra neve fresca e neve vecchia
•
Alternanza di neve compatta e neve incoerente
•
Strato intermedio debole (per esempio brina di superficie ricoperta)
•
Superficie di contatto tra lo strato di cristalli a calice e quello
sovrastante
•
Crosta da rigelo ricoperta da neve.
Vedi anche: strati
deboli/fragili
tensioni
all’interno del manto nevoso:
Forza
sui legami tra i grani all’interno di uno strato di neve, esercitata
dal peso della neve o dal movimento degli strati superiori verso
valle.
terreno
estremamente ripido:
Un
terreno estremamente ripido è caratterizzato da una inclinazione
superiore a 40°, dalla vicinanza di creste e dalla conformazione
sfavorevole del terreno e della struttura del suolo. Per queste
ragioni è particolarmente esposto al pericolo di valanghe.
Vedi anche:
inclinazione del pendio
terreno
ripido:
Terreno
la cui inclinazione è superiore ai 30°, indipendentemente dalla sua
conformazione e dalle sue caratteristiche.
Vedi anche:
inclinazione del pendio
trasformazione
della neve (metamorfismo):
Modificazione
della forma dei cristalli e della struttura interna del manto nevoso.
Vedi
anche: metamorfismo
costruttivo della neve - metamorfismo da fusione - metamorfismo
distruttivo della neve
trasporto
eolico:
Trasporto
della neve ad opera del vento. Tale fenomeno inizia ad una velocità
di vento di circa 4 m/s (15 km/h) sulla neve a scarsa coesione e circa
10 m/s (35 km/h) sulla neve più compatta.
Spiegazione
più dettagliata:
l’accumulo di neve ventata cresce al cubo della velocità del vento.
Se la velocità del vento raddoppia, la quantità di neve ventata
aumenta di 8 volte. Il processo di accumulo è massimo quando il vento
raggiunge 50-80 km/h, perché al di là di tale limite la capacità di
erosione da parte del vento diminuisce.
Vedi
anche: crosta
neve ventata- pendio con accumulo di neve ventata
valanga:
Movimento
rapido di una massa nevosa, con volume superiore a 100 m3 e una
lunghezza maggiore a 50 metri.
valanga
di fondo:
Valanga
che scorre a contatto del terreno nella zona di distacco.
valanga
di neve a debole coesione:
Valanga
(di neve asciutta o bagnata) con distacco in un punto e che si
sviluppa con la tipica forma a pera.
valanga
di neve a lastroni:
Valanga
provocata dalla rottura di un lastrone. La valanga di neve a lastroni
è caratterizzata da una frattura lineare perpendicolare al pendio.
valanga
di neve bagnata:
Valanga
composta da neve bagnata. Si muove in genere più lentamente di una
valanga di neve asciutta e si sviluppa di conseguenza su una distanza
più ridotta. In ogni caso, a causa della sua alta densità (massa
volumica), esercita forti pressioni sugli ostacoli che incontra.
Talora è identificata come valanga primaverile.
valanga
di superficie:
Valanghe
che nella zona di distacco scorre sopra uno strato di neve.
valanga
nubiforme:
Valanga
(per lo più a lastroni) di neve a grani fini, asciutta o leggermente
umida, che forma una mescolanza di aria e di neve e che si solleva
totalmente o parzialmente al di sopra del suolo, producendo grandi
nuvole di polvere di neve. Raggiunge velocità nell’ordine di
100-300 km/h e può provocare delle onde di pressione dell’aria che
provocano danni anche al di fuori della zona di accumulo.
valanga
radente:
Valanga
il cui movimento si produce soprattutto per lo scorrimento sulla base
di neve vecchia, diversamente da quanto avviene per la valanga
nubiforme.
valanga
spontanea (cfr.:
distacco spontaneo di valanghe)
via
di comunicazione esposta (in prossimità di un pendio):
Via
di comunicazione che attraversa un pendio o situata alla base di esso,
ed esposta al pericolo di valanghe.
zone
a quota molto alta:
Zone
situate al di sopra dei 3000 m s.l.m.; vi si trovano in particolare
gli ambienti glaciali.
zone
messe in sicurezza:
Luoghi
nei quali sono stati eliminati il pericolo di valanghe o gli altri
pericoli tipici dell’ambiente alpino applicando misure di protezione
di tipo ingegneristico o attuando il distacco programmato di valanghe.
ULTERIORI
VOCI SPESSO USATE NEI BOLLETTINI ITALIANI
brina
di fondo:
strato
composto da cristalli a calice che si forma all’interno del manto
nevoso per metamorfismo costruttivo.
Vedi anche:
cristalli a calice - metamorfismo costruttivo
cristalli
a calice:
cristalli
a forma di piramide esagonale, in genere cavi, formatisi per
metamorfismo costruttivo, con alto gradiente, che presentano legami
molto fragili.
Vedi
anche:
brina di fondo - metamorfismo costruttivo
cristalli
sfaccettati:
cristalli
con facce piane formatisi per metamorfismo costruttivo, con medio
gradiente, che spesso presentano legami fragili.
Vedi anche: metamorfismo
costruttivo
gradiente
termico del manto nevoso:
è
il rapporto tra la differenza delle temperature, in valore assoluto,
misurate lungo una sezione del manto nevoso e la distanza tra i punti
di misurazione.
Spiegazione
più dettagliata: se
in un manto nevoso di 100 cm di spessore, si misura la temperatura
della neve a 20 cm dal suolo (registrando -2°C) e sulla superficie
(registrando -14°C) il gradiente termico risulta così calcolabile
(14 2)°C / (100 20)cm = 12°C / 80 cm = 0,15°C/cm.
Debole/basso gradiente < 0,05°C/cm Medio gradiente tra 0,05°C/cm
e 0,2°C/cm Alto/forte gradiente >0,2°C/cm.
Vedi anche: cristalli
a calice - cristalli sfaccettati - metamorfismo costruttivo -
metamorfismo distruttivo
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