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STORIA
Lo
sci è probabilmente il più antico mezzo di locomozione inventato
dall'uomo, prima ancora della ruota.
Non esiste una datazione certa dell'uso degli sci. Alcuni ritrovamenti
fossili in Siberia,
Scandinavia
e Lapponia
datano i primi strumenti di questo tipo al 2500 a.C. circa; in una
torbiera di Hoting,
in Svezia,
in particolare, ne sono stati rinvenuti un paio in ottime condizioni
di conservazione e risalenti a quel periodo. Famoso è poi il petroglifo
ritrovato nell'isola di Rødøy,
in Norvegia: una splendida incisione rupestre, databile intorno a 4000
anni fa, che rappresenta una figura umana con ai piedi degli
inconfondibili sci.
Veri specialisti degli sci
furono però i Lapponi;
circa 2000 anni fa calzavano uno sci lungo e sottile, quasi come
quello attuale, nel piede destro, mentre nel sinistro ne calzavano un
altro più corto con sotto una pelle di foca, usato per appoggiarsi e
darsi la spinta. Questo particolare mezzo di locomozione era ancora in
uso in Lapponia fino all'inizio del nostro secolo.
L'utilizzo
dei primi sci da parte di popolazioni scandinave, prevedeva la
risalita con gli sci, con o senza pelli di foca, o, in alternativa, la
risalita a piedi. Solo all'inizio del '900 nacquero sulle Alpi i primi
impianti di risalita, dando vita allo sci
alpino propriamente detto. Il moderno scialpinismo non è
sostanzialmente diverso dal primordiale concetto di utilizzo dello sci
dei secoli passati. Tuttavia nel tempo sono cambiate le tecniche, i
materiali e gli scopi (da mezzo di locomozione invernale a sport e
svago).
L'utilizzo
delle pelli
di foca, (inizialmente naturali, poi soppiantate da
prodotti sintetici) sotto le solette degli sci per permettere
l'avanzamento e la tenuta anche in salita è stato ripreso dai
pionieri dello scialpinismo e esploratori delle aree polari. Le
tecniche, sebbene primitive, erano già ben delineate nei primi anni
del XX
secolo, ed utilizzate anche in campo bellico dalle Truppe
alpine durante la Prima
Guerra Mondiale. Gli anni del dopoguerra hanno visto una
notevole evoluzione della tecnica e dei materiali, (del 1927 la prima
ascensione sciistica italiana al Monte
Bianco, da parte di Ottorino
Mezzalama ed Ettore
Santi) e nel secondo dopoguerra si è assistito ad una
diffusione su scala relativamente vasta di appassionati a questa
attività invernale. Già nel 1933 si organizzò la prima edizione di
quella che sarebbe diventata la più importante competizione di
scialpinismo come disciplina
agonistica.
Pur
essendo diventata una disciplina potenzialmente alla portata di tutti
è comunque indispensabile affrontarla con la giusta preparazione
atletica, possibilmente insieme a delle guide
alpine, o ad istruttori di scialpinismo del CAI,
o dopo eventuale formazione presso le scuole di sci alpinismo di CAI
ed altre organizzazioni titolate alla formazione. Portare sempre
con se il necessario per le eventuali situazioni d'emergenza.
Materiali
Per
praticare lo scialpinismo sono necessari:
- Sci
da scialpinismo muniti di attacchi, si tratta di sci di dimensioni
simili a quelli per lo sci alpino ma più leggeri. Gli attacchi
permettono di liberare il tallone, agevolando così i movimenti in
salita, e di bloccarlo poi per sciare in discesa.
- Pelli
di foca, costruite in materiale sintetico, hanno un
lato adesivo. Vanno applicate alla soletta dello sci quando si
vuole intraprendere una salita. Per affrontare la discesa vengono
tolte e riposte nello zaino.
- Scarponi
da scalpinismo, simili a quelli per sci alpino ma solitamente più
leggeri. Spesso sono dotati di una suola in gomma per agevolare la
camminata qualora sia necessario.
- Bastoncini
da sci, come quelli per lo sci alpino, agevolano la salita ma
vengono utilizzati anche in discesa.
esistono
poi una serie di altri strumenti come: rampant, ramponi,
piccozza
e più in generale qualsiasi attrezzatura da alpinismo
necessaria a superare eventuali difficoltà alpinistiche lungo il
percorso.
In
aggiunta vi è il corredo individuale per l’eventuale coinvolgimento
da valanga, ossia il kit ARVA, pala e sonda. In aggiunta vi sono
sistemi quali zaino munito di airbag e respiratori con boccaglio.
Sul
kit ARVA, pala e sonda, studi statistici dimostrano che l'utilizzo
congiunto dei tre strumenti salva, in caso di incidente, con alta
probabilità i travolti. La tempestività dell'intervento impedisce la
morte, che il più delle volte, in assenza anche di uno dei tre
strumenti, interviene per il soffocamento dato dalla poca aria
intrappolata. I problemi di ipotermia sono solamente successivi a
quelli di asfissia e traumatici.
Negli
ultimi tempi a questi sistemi di sicurezza ormai consolidati da
diversi anni si stanno aggiungendo altre tecnologie.
A
partire dagli anni'80
è stato sviluppato un sistema di air-bag anti valanga. Questo
meccanismo consiste in uno zaino, di varie capacità (20, 40, 60 litri
etc...) che presenta una cordicella anteriore. In caso di valanga è
sufficiente tirare per far gonfiare automaticamente un pallone (un
air-bag proprio come quello delle auto), per permettere il massimo
galleggiamento possibile. Il sistema era stato sviluppato a partire
dalle osservazioni di un forestale tedesco, negli anni'70, osservando,
la galleggiabilità dei diversi corpi nella neve. Il brevetto è stato
successivamente acquistato da Peter Aschauer.
Altri
sistemi di sicurezza prevedono l'uso di semplici tubi, in qualche modo
parenti degli snorkel,
che facilitano la respirazione una volta sepolti. Son noti come
sistemi AvaLung. Ideati inizialmente dallo statunitense Tom Crowley,
separano il flusso espiratorio da quello inspiratorio ed evitano il
pericolosissimo fenomeno del ritrovarsi in un ambiente asfittico,
isolati da una sottile parete di ghiaccio creatasi dalla fusione e
ricongelamento della neve con il calore del respiro.
Si
ricorda che, come recita l'avviso di sicurezza in testa alla voce,
ovviamente è sempre meglio non affidarsi esclusivamente a questi ed
altri sistemi, frequentare itinerari di free ride, sci alpinismo e
altri sport in ambiente innevato sempre in gruppo, frequentare corsi
specifici riconosciuti, affidarsi e farsi accompagnare da guide alpine
del posto che si sceglie di frequentare. Molte volte infatti è
possibile unirsi a gruppi organizzati locali che esplorano le montagne
con guide alpine esperte e preparate.
È
indispensabile inoltre informarsi sul rischio valanghe
presso il servizio nivologico di competenza territoriale.
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