19 agosto 2018 | 7:26
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Terremoto e Sport

Terremoto e Sport di Domenico Giancristofaro

bike99Altopiano di Cinno, Febbraio 2011: uno scenario di profili montuosi che, lontano, si stagliano progressivamente sulla lieve foschia; due, tre livelli di azzurro all’orizzonte. Visti da lontano, mentre in ordine sparso ci arrampichiamo pedalando sull’ampio crinale, che conserva ancora memoria dei colori dell’autunno sullo sfondo blu perfetto del cielo, sembriamo tanti ragni in nervoso movimento. Da vicino, vedo i volti dei più vicini, nell’allegria mista alla fatica: Alessandro il Presidente, Paoletto il certosino, Luca Lupen, Marco Scintillò, e gli altri che se ne mancasse uno solo di loro la spedizione non avrebbe lo stesso senso e sapore. La settimana scorsa s’è andanti su Monticchio ed al Castello d’Ocre, con il single trak, il sentiero stretto dove si scorre giù veloci in fila indiana, nel contorno di file di alberi che ti sfrecciano affianco, e poi la settimana ancora prima sul monte di Pizzoli dove il passo a 1340 metri ci ha regalato l’ebbrezza delle derapate sulla neve: vedo ancora Iacopo che, facendo perno sulla ruota anteriore, in un movimento d’armonia traccia scie sinuose sul fondo con lenti movimenti leggeri, ricordando uno sciatore che non incida o affondi sulla neve, ma la sfiori soltanto. Ma se chiudo gli occhi, mi torna alla mente un ricordo: Popoli, 5 Aprile 2009, ore 11:40, teso su un single track in ripida discesa sulla mia mountain bike, seguo attento e prudente il profilo dello sterrato con certosina attenzione, deciso a non oltrepassare il limite oltre il quale la mia limitata destrezza mi esporrebbe al rischi di cadere, opzione neppure remotamente considerata nel mio pacato modo di pensare.

Sono abruzzese, ingegnere, nato a 12 chilometri dal tiepido mare Adriatico, ma, sin da bambino, mi colse la passione e la curiosità di capire l’ingegnoso e quasi magico scandire dei meccanismi meccanici ed elettronici che poi m’ha condotto a L’Aquila, centro d’un polo elettronico dove molti come me sono stati attratti, nel fiore degli anni e nel fulgore delle forze, da un polo industriale allora fiorente che oggi lottiamo per mantenere vivo in un clima rigido che ci fa rimpiangere il tepore della brezza marina dei repartocorse_2011luoghi a noi familiari e cari. Sono perciò iscritto in una associazione dilettantistica di ciclismo, costituita da miei amici d’infanzia di Lanciano che poi però abbandonerò in seguito, per seguire l’associazione di quelli che sono oggi i miei compagni di squadra della Bike99 di L’Aquila. Alle spalle sento una voce amica, che avvicinandosi rapidamente, mi fa intuire che Alessandro procede, a doppiarmi, con velocità fulminea e funambolesco

equilibrio, tenendo testa ad un gruppo di tre ciclisti. Mi scanso, e mi accosto sul bordo dello stretto sentiero per farlo

rapidamente passare e lui, seguendo la solita consuetudine, mi ringrazia e saluta cordialmente. La gara termina in un allegro convito e poi si torna, allegramente a casa. La stanchezza e la soddisfazione dell’esercizio fisico fatto mi regaleranno un torpore che, la sera, mi farà prendere sonno istantaneamente. Qualche ora dopo, alle delle 3:32 del mattino, nel buio pesto, il terremoto sconvolge e cambia radicalmente le nostre vite, in poche decine di secondi. A qualcuno, quella vita, la porta via in un istante. Succede all’amica Michela Rossi, che come me, quella notte dormiva dopo una competizione sportiva, succede a più di trecento volti, molti impressi nelle nostre memorie. Oggi, nel Febbraio del 2011, i luoghi d’aggregazione consueta non ci sono più, le piazze, l’architettura austera ma familiare del nostro centro storico è ingabbiata tra legni e ferri, tubi neri e giunti bruniti di bronzo coprono i nostri ricordi. Ma a me, Massimiliano

e Stefano, che rinunciando al pranzo saltiamo in sella per due ore tirate, la cosa non torna in mente: mentre pedaliamo discutendo della classifica della gara della scorsa Domenica, del serigrafato vecchio furgone nove posti che ci porterà a gareggiare, tutto ciò di cui abbiamo bisogno è la nostra reciproca compagnia, il silenzio della campagna verde sullo sfondo, mentre il ritmo della bicicletta, oltre cha ai discorsi, segue i nostri più profondi pensieri. Cosi abbiamo ricostruito il nostro mondo, che condividiamo anche con i ragazzi nei bike park, nelle iniziative multisport: questo sport è tornato senza bisogno di investimenti, spinto solo dallo sfottò reciproco, dalla solidarietà e dalla allegria di ripartire e ricercarsi. Insieme, dopo la distruzione ci siamo scrollati di dosso la polvere ed abbiamo ricominciato, alle volte la domenica basta solo dire l’ora del ritrovo, il posto è sempre lo stesso, il Barbared, e l’allegria dello stare insieme nel sano sport del ciclismo, con rispetto reciproco, compitezza e voglia di migliorare, siamo ripartiti. Siamo ripartiti insieme, accogliendo bambini, ragazzi, di ambo i sessi e di qualsiasi professione lavorativa, come ogni sport sa fare, abbattendo le distinzioni d’ogni sorta e contribuendo a creare un nuovo tessuto sociale che parte dall’amicizia. Forza L’Aquila, forza Bike99.

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